Ogni stagione propone il Vercellese con
una veste diversa; forse, è proprio
tale peculiarità che rende più
ricco di fascino questo territorio.
A primavera tutta la pianura si trasforma
in una immensa distesa d’acqua:
visto dalle prime pendici del Monferrato
il paesaggio appare come un immenso specchio,
geometricamente riquadrato dagli arginelli
di terra bruna. Cascinali e paesi vi stanno
posati come isole galleggianti.
Con il passare dei mesi questo “mare”
da azzurro diventa a poco a poco verde,
fino ad assumere, in settembre, il colore
caldo dell’oro. E’ l’ambiente
della risaia, che caratterizza l’intero
Vercellese, fin quasi a Gattinara, ai
confini con la Valsesia. E’ terra
di produzione del riso, dove il cielo
si specchia scoprendo tanti tesori: d’arte,
della natura, della cultura, della civiltà
contadina che per secoli ha contribuito
a scrivere una traccia importante nella
storia di questo territorio.
Territorio meritevole di essere visto
(o scoperto): qui vogliamo proporre qualche
spunto attraverso una parte dei centri,
non importa quanto grandi, che ne fanno
parte.
Vercelli, il capoluogo, comune attrattore
del Distretto delle “Terre
del riso”, custodisce nei
suoi archivi e musei un patrimonio di
storia e di cultura, reperti d’arte
che, fra le città della provincia
piemontese non teme confronti. I monumenti,
a Vercelli come negli altri centri del
territorio, sono splendide testimonianze
di un passato ricco di storia.
I parchi e le riserve naturali offrono
situazioni ambientali difficili da ritrovare
altrove: le “Lame del Sesia”,
che lambiscono il Distretto, e l’Isolone
di Oldenico, che s’affaccia al paese
di Villata, posto sulla sponda sinistra
del fiume Sesia, regno degli aironi e
di tanti altri esemplari di un’avifauna
che fino a pochi anni fa sembrava destinata
a scomparire; la Partecipanza di Trino,
l’ultimo lembo di foresta planiziale
che sia rimasto, esempio unico, forse,
di gestione consortile di un patrimonio
boschivo che dura da oltre sette secoli;
Lucedio, antica abbazia che oggi conserva
ancora molto dell’originaria struttura,
da dove, nel Quattrocento, grazie ai monaci
cistercensi, si diffuse la coltivazione
del riso in tutto il Vercellese.
Storia, dunque, arte e natura; ed anche
gastronomia. Qui il riso è stato,
e in parte continua ad esserlo, fondamento
dell’economia, ma anche della cucina
vercellese. Come si usa dire, “nasce
nell’acqua e deve morire nel vino”.
In tavola lo può fare con grande
classe, soprattutto grazie alla presenza
dei grandi vini docg della zona di Gattinara,
ma senza disdegnare il prezioso apporto
dei salami la cui particolarità,
tutta vercellese di essere conservati
sotto grasso, nella duja o ula (olla)
li rende ingrediente indispensabile, insieme
con i fagioli di Villata, per la riuscita
di un’ottima panissa.
Il Vercellese promette una generosa cornucopia,
varia di doni destinati a chi si trovi
a soggiornare in questo territorio per
studio, per svago o per lavoro. Dei comuni
che fanno parte del Distretto delle
Terre del riso, ciascuno contribuisce
al alimentare questa cornucopia colma
di arte, di cultura, di natura e perché
no, come abbiamo visto, anche di spunti
di buona cucina e di genuinità
sancita dalle tradizioni.
Benvenuti nelle Terre del riso. Non ne
ripartirete delusi.